L’improvviso cambio di posizione dell’Ungheria non è stato messo in discussione da Svezia, Polonia, Finlandia, Paesi Bassi, Belgio, Austria e anche Italia

Comunicato Slow Food Italia

Le associazioni ambientaliste della coalizione #RestoreNature reagiscono con incredulità al mancato raggiungimento da parte degli Stati membri dell’Unione europea della maggioranza qualificata necessaria per adottare la tanto attesa Legge sul ripristino della natura (Nature Restoration Law) nell’odierna riunione del Comitato dei rappresentanti permanenti dei governi degli Stati membri dell’Unione europea (Coreper, che riunisce gli ambasciatori presso l’Ue dei rispettivi Paesi). Questa legge, l’atto più significativo in materia di natura nell’Unione europea dagli anni ’90, si trova ora ad affrontare un futuro incerto, a discapito degli impegni dichiarati dall’Ue per la conservazione della biodiversità, la mitigazione dei cambiamenti climatici e la sostenibilità ambientale.

Un accordo sulla legge sul ripristino della natura era già stato raggiunto a novembre e approvato dagli ambasciatori degli Stati membri. Il voto del Consiglio, previsto per lunedì 25 marzo, doveva essere una mera formalità. Ma nonostante l’ampio sostegno dei cittadini, del Parlamento europeo, degli scienziati, delle imprese e di 19 Stati membri, l’atto è stato ostacolato da manovre politiche dell’ultimo minuto

L’inatteso cambiamento di posizione dell’Ungheria, chiaramente politicizzato, non è stato contrastato da Svezia, Polonia, Finlandia, Paesi Bassi, Belgio, Austria e Italia – che continuano ad astenersi o a opporsi – e ha ora messo nuovamente a rischio la legge, dando al Presidente ungherese Viktor Orbán il via libera per promuovere la propria agenda e tenere in sospeso il processo decisionale dell’Ue.

Slow Food Italia, insieme alla coalizione #RestoreNature, composta da BirdLife Europe, ClientEarth, EEB e WWF UE, afferma: «Condanniamo tutti gli Stati membri che non sostengono la legge, un atteggiamento che – nella migliore delle ipotesi – suggerisce una profonda incapacità di comprendere la situazione in cui ci troviamo e le sue conseguenze per i diritti dei cittadini. Permettere a Viktor Orbán di sabotare la Nature Restoration Law va contro la scienza, le preoccupazioni dei cittadini, il sostegno del Parlamento europeo e delle imprese. È del tutto incomprensibile e spaventoso vedere questa legge sacrificata sull’altare del sentimento populista anti-ambientalista, senza alcuna spiegazione razionale e minando il processo decisionale democratico». 

Le organizzazioni chiedono alla Presidenza belga di adoperarsi con urgenza per sbloccare la situazione e garantire l’adozione della legge prima della pausa estiva. Chiedono inoltre a Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea, di intervenire con fermezza per salvare almeno un elemento della strategia per la biodiversità e un pilastro fondamentale del Green Deal.

La credibilità dell’Ue è ora in gioco, soprattutto in un anno critico per le elezioni europee. La mancata attuazione della Nature Restoration Law non solo mina gli impegni dell’Unione europea per la tutela dell’ambiente, ma mette anche a rischio i processi decisionali su altri dossier cruciali, tra cui il raggiungimento degli obiettivi climatici e la capacità di affrontare le imminenti catastrofi legate al clima. Inoltre, lascia a terra le ambizioni dell’Ue come leader globale, rendendola incapace di rispettare gli impegni e gli obblighi previsti dal Quadro globale per la biodiversità concordato nel 2022.