Crescono in Europa i sequestri di prodotti fitosanitari illegali. E in Italia si moltiplicano i reati. Ma contro le agromafie mancano le sanzioni
Importati dalla Cina. Oppure triangolati attraverso la Turchia. O, ancora, camuffati con false autorizzazioni. I pesticidi illegali stanno conquistando quote di mercato crescenti nei Paesi europei, come dimostra l’escalation impressionante dei sequestri effettuati dall’Europol. Nel 2015, anno della prima operazione “Silver Axe”, ne erano state scoperte “appena” 190 tonnellate. Nel 2022 sono diventate 1.150 e nel 2023 sono quasi raddoppiate: 2.040 tonnellate di veleni messi al bando dall’Unione Europea, destinati a finire nei campi e sui prodotti agricoli.
La “chimica fuorilegge” rende ancora più preoccupante lo scenario che emerge dall’ultima edizione del dossier Stop ai pesticidi, curato come ogni anno da Legambiente: il 41,3% dei 5.233 campioni di alimenti analizzati presenta tracce di uno o più residui di fitofarmaci (nella frutta si arriva al 74,1%). Ma evidentemente questo abuso legale, per cui non sono previsti neppure limiti al cosiddetto “multiresiduo”, al mercato non basta. “L’uso di prodotti illegali più economici e scadenti – sottolinea l’Europol – ha portato alla devastazione dei campi e di altri ecosistemi, come le popolazioni di api. Inoltre, i pesticidi contraffatti e illegali hanno un impatto negativo sull’economia dell’Ue e sulla reputazione dei legittimi portatori di interesse lungo l’intera filiera agroalimentare”. Le strategie dei trafficanti, nel frattempo, si stanno evolvendo, come dimostrano i numerosi sequestri di piccole spedizioni (fino a 10 litri/chilogrammi), più difficili da intercettare, la contraffazione di marche di pesticidi regolari, l’importazione di sostanze illegali con cui produrli per poi immetterli sul mercato nero. Crescono anche le vendite on-line, con “negozi” specializzati.
Le indagini fatte in Italia dalle forze dell’ordine (soprattutto il Comando per la tutela agroalimentare e i Nuclei antisofisticazione e sanità dell’Arma dei carabinieri) confermano la diffusione dell’illegalità nel mercato dei prodotti fitosanitari. Nel 2023 sono quasi triplicati i controlli (1.411 contro i 559 del 2022), con l’aumento esponenziale di reati e illeciti amministrativi (328 contro i 75 del 2022, pari al +337,4%), denunce (300 a fronte delle 73 dell’anno procedente) e sequestri (24 quelli eseguiti nel 2023, nessuno nel 2022).
Una delle ultime inchieste dei Carabinieri forestali ha riguardato, nell’ottobre del 2024, quindici imprese agricole della provincia di Novara, con il sequestro di oltre un centinaio di confezioni di pesticidi non regolari e sanzioni per 27.000 euro.
E qui arrivano le note dolenti. Chi si arricchisce nel nostro Paese a scapito della qualità dei prodotti agroalimentari, della salute e dell’ambiente rischia una sanzione amministrativa o, nel peggiore dei casi, una condanna per un reato di natura contravvenzionale, meno grave, per capirci, del furto di una mela, previsto da una normativa del 1962. Sarebbero queste, secondo i nostri legislatori, le sanzioni “efficaci, proporzionate e dissuasive” richieste dalle direttive europee sull’uso sostenibile dei pesticidi. Quelle più degne di un Paese civile, con l’inserimento nel Codice penale dei delitti contro le agromafie, sono finite nel dimenticatoio. E gli “spacciatori” di pesticidi illegali ringraziano.
Fonte: www.lanuovaecologia.it
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