FederBio, Legambiente e Slow Food Italia hanno rilanciato la loro alleanza strategica per l’agroecologia come asse portante della transizione agricola italiana ed europea, «una road map che oggi assume un significato ancora più urgente, anche alla luce delle recenti scelte europee contenute nel nono pacchetto Omnibus» spiegano.
Ecco i loro punti.
1. Sì all’agroecologia, no all’agricoltura intensiva
La transizione agroecologica non è più un orizzonte teorico ma una necessità concreta. L’agricoltura intensiva ha prodotto erosione dei suoli, inquinamento delle acque, riduzione drastica della biodiversità e dipendenza strutturale dalla chimica di sintesi. Secondo il Dossier Pesticidi 2025 di Legambiente, il 75% della frutta e il 40% della verdura risulta contaminato da residui di fitofarmaci. L’agroecologia – di cui il biologico rappresenta l’espressione più avanzata – integra conoscenze scientifiche e pratiche tradizionali, riduce input esterni, rafforza la resilienza climatica e restituisce fertilità al suolo. Servono politiche pubbliche coerenti, incentivi mirati e una revisione dei sussidi, che continuano purtroppo a premiare modelli ad alto impatto ambientale.
2. Sì all’agricoltura biologica e al biocontrollo, no alla chimica di sintesi e agli OGM vecchi e nuovi
L’agricoltura biologica, che in Italia ha superato il 20% della superficie agricola utilizzata, è una leva concreta per ridurre pesticidi e fertilizzanti chimici, garantire servizi ecosistemici e offrire redditività agli agricoltori, attraverso filiere trasparenti e giusto prezzo. Occorre accelerare l’accesso al mercato dei prodotti di biocontrollo, con un quadro normativo adeguato alla loro natura, ma senza trasformare la semplificazione in deregolamentazione. La tracciabilità e la tutela del consumatore devono restare centrali, così come la difesa della biodiversità agricola contro derive che riportano al centro OGM e soluzioni tecnologiche che non affrontano le cause strutturali della crisi. Per questo chiediamo che tutte le NGT (nuove tecniche genomiche) restino sotto la normativa OGM, nel rispetto del principio di precauzione, garantendo la separazione delle filiere per gli agricoltori bio e quelli OGM free che vogliono coltivare secondo un approccio agroecologico.
3. Sì a un allevamento rispettoso degli animali e degli ecosistemi, no alla zootecnia industriale
La zootecnia intensiva industriale è tra i principali fattori di pressione su clima, qualità dell’aria e risorse idriche. Il rilancio passa attraverso modelli estensivi e biologici, riduzione della densità dei capi e della dipendenza dai mangimi, integrazione tra allevamento e territorio, valorizzazione delle razze locali. Ridurre l’eccesso di produzione e consumo di carne, sostenere le aziende virtuose e orientare le risorse pubbliche verso sistemi a basso impatto è una scelta ambientale ma anche economica e sanitaria.
4. Sì all’educazione alimentare strutturale, no ai cibi ultra-processati
La trasformazione del sistema agroalimentare passa anche dalla cultura. Introdurre stabilmente l’educazione alimentare in tutte le scuole significa formare cittadini consapevoli, capaci di leggere le etichette, comprendere l’origine del cibo e riconoscere il valore della biodiversità e della stagionalità. Contrastare l’eccesso di cibi ultra-processati e promuovere diete sane e sostenibili è una strategia di prevenzione sanitaria e di riduzione dell’impatto ambientale.
5. Sì alla riduzione degli sprechi e all’economia circolare, no al modello lineare
Ogni anno tonnellate di cibo vengono perse lungo la filiera, mentre cresce l’insicurezza alimentare. È necessario intervenire su produzione, distribuzione e consumo con strumenti fiscali, incentivi al recupero delle eccedenze e modelli circolari capaci di trasformare gli scarti in risorsa. La lotta allo spreco è parte integrante della giustizia ambientale e sociale.
6. Sì ai diritti, no a caporalato e agromafie
Non esiste sostenibilità ambientale senza giustizia sociale. Il contrasto al caporalato, alle agromafie e allo sfruttamento lavorativo deve essere rafforzato con controlli efficaci, filiere etiche e strumenti di tutela per chi lavora la terra. Garantire dignità, sicurezza e giusto reddito è condizione imprescindibile per un sistema agricolo equo.
Il nodo Omnibus: semplificazione o arretramento?
Il rafforzamento dell’alleanza tra FederBio, Legambiente e Slow Food Italia arriva mentre nel Paese e in Europa si dibatte sul nono pacchetto Omnibus, «che prevede, tra le altre misure, l’estensione a tempo indeterminato delle autorizzazioni di diversi prodotti fitosanitari e l’allungamento dei periodi di tolleranza fino a tre anni per pesticidi vietati» spiegano le associazioni. «L’estensione indefinita delle autorizzazioni per pesticidi di sintesi e il ridimensionamento del peso delle evidenze scientifiche più aggiornate rischiano di compromettere la tutela di salute, biodiversità e qualità delle produzioni agroalimentari europee. La competitività dell’agricoltura non si costruisce su deroghe permanenti, ma su innovazione ecologica, ricerca indipendente, riduzione reale della chimica di sintesi e coerenza con gli obiettivi del Green Deal e delle Strategie europee».



